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di Docker e, più in generale, di contenierizzazione, le curiosità a cui si deve fare fronte sono molte. Cos’è un container? E come funziona? Che differenza c’è fra Docker, Kubernetes, Google Container Engine e le macchine virtuali?

Cos’è un container e come funziona

Per quanto strano possa sembrare, per rispondere alle prime due domande si può porre un nuovo quesito: perché virtualizzare un’intera macchina, quando sarebbe possibile virtualizzare solamente una piccola parte di essa? Questa idea ha condotto gli sviluppatori a trovare delle strade alternative alla virtualizzazione completa e la stesso Google, confrontandosi con questo problema, ha sviluppato un’aggiunta al kernel Linux chiamata , che ha permesso al team di sviluppo californiano di rilasciare software in maniera più veloce, più economica e con una scalabilità senza precedenti. Con cgroups, Google era riuscito a creare un contesto di esecuzione isolato, con un alto livello di astrazione, tanto da imporsi come una sorta di sistema operativo semplificato e virtualizzato che soggiace alla base di tutte le applicazioni sviluppate da Mountain View.

Dopo pochi anni, la volontà di rendere questa tecnologia uno standard, ha condotto il team di Docker a sviluppare un formato di contenierizzazione interoperabile, capace di pacchettizzare le applicazioni ed effettuarne il deploy in qualsiasi ambiente di esecuzione, senza doversi preoccupare delle condizioni di eseguibilità.

La contenierizzazione, quindi, può essere considerata figlia della virtualizzazione, da cui si evolve in una nuova generazione che introduce delle migliorie di non poco conto.

Le differenze fra i container e le macchine virtuali

Infatti, rispetto a un’intera macchina virtualizzata, un container è capace di offrire:

  • un deployment semplificato: impacchettando un’applicazione in un singolo componente distribuibile e configurabile con una sola linea di comando, la tecnologia a container permette di semplificare il deployment di qualsiasi applicazione, senza doversi preoccupare della configurazione dell’ambiente di runtime;
  • una disponibilità rapida: virtualizzando ed astraendo solo il sistema operativo e le componenti necessarie all’esecuzione dell’applicazione, invece che l’intera macchina, l’intero package si avvia in un ventesimo di secondo, rispetto ai tempi di avvio di una VM;
  • un controllo più granulare: i container consentono agli operatori e agli sviluppatori di suddividere ulteriormente le risorse computazionali in microservizi, garantendo così un controllo superiore sull’eseguibilità delle applicazioni e un miglioramento delle prestazioni dell’intero sistema.

I container: cosa sono e come funzionano rispetto alle VM

I vantaggi della contenierizzazione

Queste caratteristiche proprie della tecnologia dei container portano ad alcuni vantaggi indiscutibili:

  1. il primo, e forse il più ovvio, è l’opportunità per gli sviluppatori di possedere una miriade di container anche sul proprio PC o laptop, per avere sempre a portata di mano un ambiente di deploy o test adatto a ciascuna applicazione in sviluppo. Per quanto sia possibile eseguire anche su un laptop diverse virtual machine, questa operazione non è mai veloce e semplice e impatta non poco sulle prestazioni esecutive;
  2. allo stesso modo, l’amministrazione dei cicli di rilascio delle applicazioni è semplificato, in quanto distribuire una nuova versione di un container è pari al tempo speso per digitare in console una singola linea di comando.
  3. anche le attività di testing traggono un beneficio economico da un ambiente contenierizzato. Se si effettua il test di un’app direttamente su un cloud server in un ambiente di cloud computing pubblico, sarà necessario sostenere i costi relativi alla frazione di ora (o all’ora intera) di occupazione delle risorse computazionali. Questo costo aumenta all’aumentare del numero di test che devono essere eseguiti. Con un container è possibile effettuare una serie di semplici test programmati giornalieri mantenendo costante il costo, in quanto si userebbero sempre le stesse risorse di calcolo.
  4. infine, non si può ignorare la componibilità dei sistemi applicativi, specialmente per le applicazioni open source. In pratica, invece di obbligare gli sviluppatori a installare e configurare i servizi MySQL, memcached, MongoDB, nginx, node.js e via discorrendo, per avere la giusta piattaforma esecutiva per le proprie applicazioni, sarebbe meno rischioso e più veloce avviare ed eseguire con piccoli script quei pochi container che ospitano queste stesse applicazioni.

Sul lungo periodo, il più importante vantaggio che questa tecnologia promette è la portabilità e la consistenza di un formato che consente l’esecuzione applicativa su diversi host. Infatti, con la standardizzazione dei container, i workload possono essere facilmente spostati lì dove vengono eseguiti in modo più economico e veloce, evitando anche i lock-in dovuti alle peculiarità delle piattaforme dei singoli provider.

Nel corso di un prossimo appuntamento, vedremo più da vicino le caratteristiche di Docker, Kubernetes e del Container Engine, valutando anche le papabili opzioni di deployment disponibili.


Источник: http://www.cloudtalk.it/container-cosa-sono-come-funzionano/



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